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Via libera all’AI nelle tesi di laurea a Unimore: cosa significa davvero questa scelta?

L’Università di Modena e Reggio Emilia ha scelto di affrontare apertamente una questione che ormai attraversa tutte le facoltà italiane, vale a dire l’uso dell’intelligenza artificiale nella stesura delle tesi di laurea. Secondo quanto riportato dai principali quotidiani, l’ateneo ha deciso di autorizzare l’impiego dell’AI, ma solo a precise condizioni e con un quadro regolamentare molto chiaro. Non si tratta di una liberalizzazione indiscriminata, bensì di un tentativo di governare un fenomeno che, piaccia o meno, è già entrato nella quotidianità degli studenti.

Unimore ha distribuito oltre trentamila licenze delle piattaforme Gemini Edu e NotebookLM, mettendole a disposizione di studenti, docenti e personale amministrativo. Questa scelta è accompagnata da linee guida che definiscono con precisione cosa si può fare e cosa invece rimane vietato. L’AI può essere utilizzata per comprendere concetti complessi, organizzare lo studio, sviluppare idee, fare brainstorming, autovalutarsi e persino per supportare la scrittura della tesi. Tuttavia, quest’ultimo punto è subordinato all’autorizzazione del relatore e alla dichiarazione trasparente dell’uso che ne è stato fatto. Parallelamente, l’università ha introdotto corsi di alfabetizzazione digitale dedicati proprio all’intelligenza artificiale, segno che l’obiettivo non è solo permettere l’uso di questi strumenti, ma educare a un impiego consapevole e responsabile.

Accanto alle possibilità, però, ci sono anche limiti molto netti. L’ateneo vieta l’inserimento nei sistemi di dati personali o materiali riservati, così come il caricamento di progetti di ricerca inediti o brevetti non ancora depositati. L’AI non può essere considerata autrice di articoli scientifici o brevetti, né può essere utilizzata per valutare studenti o candidati. È inoltre proibito l’uso di sistemi di riconoscimento delle emozioni, una tecnologia ancora controversa e priva di basi scientifiche solide. In sostanza, l’AI può essere un supporto, ma non può sostituire il giudizio umano, né assumere ruoli che richiedono responsabilità accademica o etica.

Questa decisione, nel suo complesso, è coraggiosa e probabilmente necessaria. L’intelligenza artificiale è già parte del mondo accademico, spesso in modo informale e non dichiarato. Fingere che non esista non serve a nessuno. Meglio regolamentarla, educare e responsabilizzare. Tuttavia, l’apertura all’AI nella scrittura accademica presenta vantaggi evidenti ma anche rischi non trascurabili.

Ci sono situazioni in cui l’uso dell’AI nella tesi può essere considerato legittimo e persino utile. Per esempio, durante la fase di brainstorming, l’AI può aiutare a generare idee, proporre angolazioni alternative, suggerire strutture e stimolare la creatività dello studente. Non sostituisce il pensiero umano, ma può ampliarlo. Anche nella chiarificazione di concetti complessi l’AI può essere preziosa: semplifica definizioni, offre esempi, propone analogie che rendono più accessibili argomenti ostici. Un altro uso legittimo riguarda il controllo grammaticale e sintattico. L’AI è un ottimo correttore, capace di individuare errori, suggerire riformulazioni e migliorare la scorrevolezza del testo. Infine, strumenti come NotebookLM possono aiutare a organizzare le fonti, gestire appunti e citazioni in modo più efficiente, mentre le funzioni di autovalutazione permettono allo studente di verificare la propria comprensione simulando domande d’esame o test di verifica.

Accanto a questi vantaggi, però, ci sono rischi che non possono essere ignorati. Il primo è quello delle allucinazioni, ovvero la tendenza dell’AI a inventare fatti, citazioni, dati o bibliografie inesistenti. Un problema enorme per una tesi di laurea, che si fonda sulla precisione e sulla verificabilità delle fonti. Un altro rischio riguarda proprio la scarsa precisione nell’individuazione delle fonti: l’AI può confondere autori, anni, edizioni o attribuire concetti a studiosi che non li hanno mai espressi. Se lo studente non verifica attentamente, il risultato può essere disastroso. C’è poi il tema della dipendenza cognitiva. Usare l’AI in modo eccessivo può ridurre la capacità dello studente di ragionare autonomamente, appiattendo il pensiero critico. Anche lo stile di scrittura rischia di diventare generico e impersonale, perché i testi generati dall’AI tendono a essere uniformi, privi di profondità e di voce autoriale. Infine, c’è un rischio etico: utilizzare l’AI senza dichiararlo significa falsare la paternità del lavoro accademico, attribuendo allo studente un risultato che non è interamente suo.

Il punto centrale, che la scelta di Unimore sembra voler ribadire, è che l’AI non è un autore, è uno strumento. Una tesi di laurea non è solo un documento scritto, ma un percorso di crescita, un esercizio di pensiero critico, un’occasione per dimostrare di saper analizzare, argomentare e scegliere. Nessuna intelligenza artificiale può fare questo al posto di uno studente. L’AI può aiutare a capire meglio, scrivere meglio, organizzare meglio. Ma non può pensare meglio al posto nostro.

In conclusione, l’apertura di Unimore rappresenta un segnale importante. L'università non deve temere l’AI, deve governarla. Se usata con consapevolezza, trasparenza e spirito critico, l’intelligenza artificiale può diventare un alleato prezioso. Ma in nessun caso può sostituire l’intelligenza umana, la creatività, la responsabilità e la capacità di giudizio. Queste rimangono — e rimarranno sempre — competenze insostituibili.

E voi cosa ne pensate?



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